Ultimi articoli
Tremonti: allarme per i titoli di stato
Commenti
Archivio
Link
Disclaimer
Contatore visite

Tremonti preoccupato per il mercato finanziario e per i titoli di Stato. E il ministro Sacconi che alza il livello dell'allarme parlando di un rischio bancarotta per il Paese, certo "non probabile, ma non impossibile".
Non è tanto il patto di stabilità, dunque, a preoccupare il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, ma il mercato finanziario. La politica economica italiana deve essere dettata dalla ''prudenza'' perché ''il nostro Paese ha il terzo debito pubblico del mondo e questo debito sarà in competizione con le emissioni crescenti fatti da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie''.
Per mantenere la credibilità sul mercato finanziario, avverte dunque il ministro dell'Economia, ''l'impegno, non dico del governo, ma della Repubblica italiana è di non aumentare il debito''.
Considerazioni preoccupanti, che si traducono in allarme con le affermazioni del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Nello spiegare che nion esistono dissidi con il suio collega all'Economia, Sacconi aggiunge di essere anche lui "preoccupato per il rischio di default del Paese. E c'è - ha proseguito - qualcosa di peggiore della recessione che è la bancarotta dello Stato, una ipotesi improbabile ma comunque possibile".
Sacconi, nel corso del suo intervento, ha inoltre sottolineato come "non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l'Argentina". (
Ndr: Lo abbiamo scritto molte volte e molte volte ripetuto. Ora, queste preoccupazioni sono esternate anche in maniera palese dal governo in carica. Il debito è pericoloso, sempre e comunque. Come pericoloso è ancor più non tenerne conto, come se non ci fosse, e chiedere sempre e comunque, senza rendersi conto che non c’è da distribuire o da ridistribuire, se non porzioni di debito. Ancora una volta, non si può distribuire ricchezza senza averla prima prodotta, e, nel caso in cui il singolo individuo, la famiglia, l’impresa, lo Stato, sia oberato dai debiti, “il primo comandamento” è quello di essere un buon pagatore, un pagatore affidabile (pena il default del sistema) ispirando fiducia e dando certezze ai creditori con la coerenza dei comportamenti.
“Il secondo comandamento” è quello di ridurre il debito a livelli più ragionevoli e soprattutto più sostenibili, ragionevolmente correlati al Paese,alla sua economia, e alle sue effettive possibilità.
“Il terzo comandamento” ed i successivi, qualora non si sia capaci o non si riesca ad assolvere agli immani,forsanche dolorosi, ma necessari compiti chiesti dai primi due, non è necessario enunciarli, in quanto, purtroppo, se si supera il punto critico, non servono, non servono proprio più. Speriamo che mai si arrivi a tal punto, ma non chiediamo agli altri cosa fare. Il successo, e quindi il futuro, dipendono solo e soltanto da noi e da quello che sapremo fare.
rs